Cos’è l’architettura dell’informazione? Chi la pratica e come? Perché non è solo una disciplina, ma un modo per creare e dare senso alle cose del mondo.
Leggi questo articolo.
Architettura dell’informazione: cosa, come, perché
Cosa
Come organizzare e presentare l’informazione per facilitarne la comprensione, la scelta, l’uso?
Come fare in modo che queste informazioni “abbiano senso” e siano in grado di conservare il proprio significato in diversi contesti d’uso (i diversi media e dispositivi)?
Come consentire all’informazione di essere trovata, utilizzata, integrata e adattata ai diversi contesti dell’interazione uomo-informazione?
Come produrre e riutilizzare al meglio l’informazione?
Sono queste le domande a cui risponde l’architettura dell’informazione.
Nata come campo autonomo sul finire degli anni ‘90, l’architettura dell’informazione affonda le sue radici in discipline molto antiche come la filosofia, la logica, le scienze del linguaggio, l’architettura.
Oggi viviamo immersi nell’informazione: essa ci dà la capacità di prevedere, pianificare, interpretare e immaginare. Quando, grazie alla rete, collaboriamo condividendo gli stessi obiettivi, quando potenziamo la nostra capacità di adeguare, configurare e perfino creare gli ambienti nei quali si svolge la nostra vita, lo facciamo producendo, trovando e scambiando informazioni che hanno assunto oggi la connotazione di un ecosistema fisico-digitale – dove i confini fra il mondo fisico e quello digitale si fanno sempre più labili.
Chi
L’architetto dell’informazione è un professionista che progetta e raffina l’esperienza che le persone faranno di un ambiente informativo, fisico o digitale (o entrambi).
- Digitale, come un sito web, una intranet, un’applicazione;
- Fisico, come un punto vendita, un aeroporto, un ospedale, un museo. Luoghi, questi, le cui funzioni sono create, permeate e potenziate dall’informazione.
Oltre alla progettazione di questi ambienti, oggi gli architetti dell’informazione sono spesso chiamati dalle aziende a migliorare i processi di produzione, ridefinire i metodi di lavoro e gli obiettivi strategici, i flussi informativi interni a un’organizzazione, grazie alle possibilità offerte dalla rete e dal digitale in generale.
Come
Essenzialmente, l’architetto dell’informazione si concentra sulle relazioni. Relazioni fra le persone, fra le persone e i sistemi, fra i sistemi stessi, fra le persone e le cose, fra le cose stesse, in uno scambio virtuoso di informazione. Ogni progetto parte dalle persone, dallo studio dei loro bisogni e si conclude tornando ad esse, per valutare se ciò che si è creato li risolve davvero nel migliore dei modi.
L’architetto dell’informazione è un facilitatore e un catalizzatore di abilità
La complessità delle sfide della nuova realtà fisico-digitale impone infatti che il percorso di progettazione sia compiuto attraverso il confronto costante e la contaminazione con tutte le altre discipline che sono coinvolte e interessate al raggiungimento degli obiettivi: lo sviluppo del software e la componente tecnologica in genere, la grafica, il marketing.
Nel suo bagaglio professionale, l’architetto dell’informazione deve avere gli strumenti della conduzione di gruppi di lavoro, delle metodologie agili, della comunicazione e del project management. Questi strumenti, assieme alle tecniche di ricerca necessarie a comprendere i bisogni delle persone, le tecniche di co-design, le competenze necessarie a definire content strategies (i flussi di produzione ottimali dei contenuti, le caratteristiche intrinseche di essi e le dinamiche di correlazione), le abilità utili a definire tassonomie, a strutturare e archiviare le informazioni, a definire le interazioni fra le persone e i sistemi, e a condurre i test di usabilità, fanno parte del percorso formativo alla base della disciplina.
Architettura dell’informazione è il primo nome che fu dato alla disciplina.
Nel corso degli anni, per porre l’accento sulle diverse figure coinvolte, oppure su alcuni elementi peculiari del processo di progettazione (design, in inglese), sono sorte varie definizioni: lo user experience design, il content design, il service design, l’interaction design, tanto per citarne alcune. Distinguere fra queste accezioni è oggi sempre più difficile: per questo Architecta sostiene un approccio olistico all’architettura dell’informazione, perseguendo il dialogo fra saperi e discipline che condividono un approccio e un mindset comune: lo Human centered design.
Perché
Oggi il nostro mondo è fatto tanto di atomi quanto di bit. Fisico e digitale si compenetrano ed è sempre più difficile riconoscerne i confini. La nostra nuova esperienza della realtà iperconnessa è un passaggio talmente rilevante per la storia dell’umanità che è stato coniato un nuovo termine per descriverla: onlife.
Progettare l’esperienza onlife è compito dell’architettura dell’informazione.
Come è necessario l’architetto per la progettazione degli spazi fisici [abitativi?], così lo è l’architetto dell’informazione per quella degli spazi digitali [informativi?] e per la loro integrazione col mondo fisico.
