People experience e prototipisti di valori: perché il design organizzativo ha bisogno di innovazione

People experience e prototipisti di valori: perché il design organizzativo ha bisogno di innovazione

Corrie White on Getty Images

Parliamo di aziende, esperienze e persone, dei protagonisti diretti di relazioni. In una frase, parliamo di vita. Di come ci troviamo a progettare, di come lo facciamo e degli esperimenti necessari a rendere la dimensione lavorativa un sistema ecosostenibile.

Gli employees: prototipisti di valori

È centrale il dibattito attorno a modelli organizzativi che affrontano un ecosistema di interazioni letteralmente confinate a piattaforme digitali.
Per progettare una people experience liquida, che collimi con la realtà che stiamo vivendo, non possiamo più pensare alle “risorse umane” come membri di un’organizzazione, ma come veri e propri prototipisti di valori. Dobbiamo ripensare le persone, gli utenti e gli employees come progettisti di atomi e di bit (cit. Federico Badaloni).

Penso a cosa ritengo importante, utile e necessario per una performance migliore e anche per la mia felicità al lavoro. Mi fermo a decifrare i miei credo, i miei desiderata, li esprimo, li condivido. Metto in relazione questi nuovi valori con quelli degli altri e dell’organizzazione stessa, pensando alle mie motivazioni intrinseche ed estrinseche, per creare il nuovo terreno fertile per un HR Management efficace, che risponde alle esigenze di oggi ma guarda al domani.

Il valore aziendale, come quello professionale, è affidato all’individuo e dovrebbe restare sempre un prototipo partecipato: un progetto di riferimento, consegnato al divenire, che acquisisce una forma nel momento stesso in cui la forma viene pensata e i benefici raggiunti.

Ora che non abitiamo più quegli spazi decorati di poster e bullet point, abbiamo l’occasione per fermarci a pensare e ri-pensare a cosa sia importante per l’organizzazione e cosa dovrebbe guidare le persone che la vivono.

Per questo è fondamentale che gli employees vengano messi nelle condizioni di conoscere e fare uso di strumenti – digitali e cognitivi – per comunicare e co-progettare in modo da realizzare una conversazione, un dialogo nelle organizzazioni che vogliono davvero innovare.

L’innovation management e il design del contesto

Pensiamo alle prime linee, al management e a chi si trova a coordinare un team di persone o progetti cross funzionali. Ora, proviamo a immedesimarci in chi – per natura, per caso, per professione – si trova a essere il progettista professionale di se stesso.

Il futuro recente non ci sta forse già dimostrando che l’innovation management non è più un’opzione?
Progettare e innovare hanno la necessità di diventare sinonimi, si devono:

  • Sviluppare conversazioni espanse e orizzontali per prendere decisioni strategiche che abbiano una realistica visione d’insieme, pur nell’incertezza economica che singoli e imprese stanno vivendo.
  • Responsabilizzare il singolo, in azienda e non.
  • Promuovere un modo di lavorare nuovo e alla portata di tutti, perché è di tutti che parla.

Il lavoro è distribuito tra spazi, tempi e competenze.

È interessante il parallelismo concettuale che fa Andrea Gaiardo, Product Service Designer, in un articolo del 2017 dove ci suggerisce che “Un Innovation Designer deve essere in grado di adattare i propri strumenti per rispondere alla chiamata di questa missione tenendo conto del contesto” e quello di Matteo Sola, HR Learning & Development Leader, Digital & Agile HR Expert, che a fine gennaio 2021 parla di “design del contesto, dove progetti di feedback, ritualità, caring e wellbeing sono sapientemente individuati, correlati, comunicati e implementati”.

Fra microprogettazione e consapevolezza

La micro progettazione a più livelli, nelle organizzazioni, è uno dei percorsi possibili verso nuovi modi di generare risultati positivi, per se stessi, i propri riferimenti, per colleghi, manager e supervisori.

Il mercato del lavoro è multidimensionale, è liquido, è presidiato da organizzazioni e persone che operano e interagiscono, generando economia.

Condividere il sapere per progettare l’esperienza

Se il nodo persona è diventato centrale nel modus pensandi delle strategie HR negli ultimi 13 mesi, facendolo diventare anche di employee caring, occupando dibattiti sul remote engagement (da leggere in francese, come suggerisce Sartre), supporta un’analogia con il concetto di conoscenza distribuita di Stefano Bussolon.

  • Creiamo e utilizziamo delle mappe esterne, degli artefatti cognitivi: organigramma aziendale.
  • Disseminiamo il territorio di briciole di pane, segni, tracce: come interagiamo e cosa lasciamo di noi in relazione a questo organigramma, sulla base del nostro know-how o dei nostri learnings quotidiani.
  • Condividiamo la conoscenza e dividiamo i compiti con altri agenti (persone): proprio l’organizzazione in quanto tale presuppone non solo la suddivisione in team, ma una vera e propria condivisione del sapere per il raggiungimento di comuni obiettivi di business.
  • Usiamo la percezione per ottenere informazioni dall’ambiente: questo diventa vero oggi più che mai, quando l’employee così come il manager si trova messo in discussione in un ecosistema remoto che vive in autonomia rispetto a ogni dimensione gerarchica.

Condividere il sapere – e non parliamo solo di brainstorming ma anche di ascolto – è necessario.

Diventa fondamentale entrare in risonanza con le conoscenze dell’utente-employee e integrarsi con le sue rappresentazioni mentali. (cit. Stefano Bussolon).

Solo con una concreta e pragmatica azione verso l’utente-employee, i valori aziendali potranno essere declinati nel comportamento, nelle scelte, nelle decisioni dell’azienda nei confronti dei dipendenti (cit. Marta Mainieri).

Solo così possiamo davvero predisporre e preparare noi stessi e le nostre persone al cambio di paradigma tra occupazione e occupabilità, dove -come ci ricordano Emanuele CacciatoreeNicola Comelli – la prima sta scomparendo a beneficio della seconda, trattandosi dell’unica opzione praticabile d’ora in avanti. In fondo è solo avanti che possiamo guard…progettare.

Bibliografia

Potresti anche leggere: