Scrivere le parole della UX

Come si progettano i testi che rendono la tecnologia umana, accessibile e inclusiva? Chi scrive i testi? Ne abbiamo parlato con Valentina Di Michele e Serena Giust

Il webinar di lunedì 24 maggio 2021c’è stata l’intervista doppia con Valentina Di Michele, fondatrice insieme ad Andrea Fiacchi di Microcopy & UX Writing Italia – la community italiana dedicata alla scrittura per la UX – e coautrice di Emotion Driven Design, e con Serena Giust, UX writer e team leader, autrice di UX Writing. Micro testi, macro impatto, il primo libro italiano su questo argomento.

Ha fatto gli onori di casa e moderato l’incontro Simona Sciancalepore

Siamo partiti da una domanda sulle differenze tra copywriting classico e UX writing per provare a dare dei contorni un po’ meno sfumati a una figura professionale molto giovane e ancora poco riconosciuta all’interno delle aziende, come ci ha raccontato Valentina “viene sempre dopo i designer, i front-end e back-end developer, perché ancora è poco chiaro quello che facciamo”. Una figura che ha tanto potenziale di crescita. Il consiglio per chi inizia ora? Unanime: “Mettersi nei panni delle persone, leggere molto, confrontarsi”.

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“Nel processo di design content e scrittura si inseriscono Dall’inizio. Il processo è come fosse una ruota: fare ricerca, prototipare, iterare. Da noi è presente in tutte le fasi” ci spiega Serena. 

Valentina aggiunge un pizzico di punk per stare nel flow: “Spesso da freelance ti chiamano quando il processo di design è già partito. Quando capita di arrivare alla fine, trovi soluzioni punk, cerchi di non smontare il progetto realizzato, ma di trovare alternative ed evitare che intero flusso si inceppi e torni a fluire. Cerchiamo anche di organizzare delle attività di co-design per intervenire dove si può”.

Chi è e cosa fa l’UX writer: l’intervista in una lista

  • Scrive testi e microtesti che guidano le persone nella navigazione e nell’interazione con la tecnologia;
  • ha un ruolo di consulenza e facilitatore all’interno del team, “Scrivere: scrivo il 5% del mio tempo”;
  • è una figura che “mette le pezze” ai testi: semplifica, riduce e testa, per rendere l’esperienza più fluida;
  • è l’occhio esterno che offre un punto di vista diverso su ciò che non funziona, “vede quello che il team di prodotto non riesce a vedere e te lo presenta in maniera diversa”;
  • coinvolge le persone – il team, il cliente – perché i testi siano il risultato di una proposta collaborativa e condivisa, “questo è l’approccio: cercare di far capire cos’è che dobbiamo scrivere e come, con che tono. Lasciare a noi solo la rifinitura del testo”;
  • fa tanta formazione e codesign, “il lavoro esce fuori da una sorta di laboratorio, se non è comune sappiamo che non sarà implementata”;
  • testa per portare evidenze di come le persone interagiscono con i testi che ha progettato e capire se funzionano, “abbiamo la responsabilità di cambiare il testo per farlo comprendere alle persone e, dopo, verificare se lo hanno capito”;
  • testa se capita che il cliente insista per scegliere una parola “sbagliata”, “conta poco l’opinione della singola persona. Valgono i dati e l’esperienza quindi testiamo”;
  • ascolta a mente aperta e si fa molte domande per scrivere testi che non escludano nessuno dalla conversazione, “da privilegiati, per capire l’esclusione ci devi stare dentro: occorre ascoltare e confrontarsi, prima di lavorare sul pezzetto di desinenza che può cambiare”.
la fotografia mostra un mucchietto di qualche devina di tessere dello scarabeo in legno

Content, copy e ux writing: che differenza c’è?

Serena ci ha spiegato qual è secondo lei la differenza tra content, copy e ux writing partendo dalla sua esperienza: “Ora sono UX writer, ma nasco più markettara. Per me content non è solo testo, ma anche foto, video: i contenuti sono di tanti tipi. Il copywriting classico di solito punta alla vendita, l’obiettivo è ingaggiare o intrattenere. Lo UX writing invece si occupa dei microtesti che guidano nella navigazione.

Cambia il contesto in cui le persone lavorano: io lavoro in un team tecnologico al fianco di designer e sviluppatori. In ambito marketing, lavoravo nel team di marketing e a contatto con freelancer.

Sono differenti anche i tool del mestiere: ora utilizzo tool più tecnici, lavoro su Figma, bazzico nell’html, faccio a/b testing. Da copywriter stavo invece su WordPress, su Mailchimp, Facebook (e Instagram, Twitter)”.
Per Valentina: “Lo UX writing è proprio dei punti dell’esperienza in cui l’utente deve prendere decisioni e portare a termine interazioni con il sistema. I punti cioè dove si crea una conversazione tra le due parti”.

Ux writing tra ispirazioni e metafore

“Ho iniziato a scrivere il mio libro partendo da una lista. Il mio mentore mi aveva detto: se la materia non è stata scritta, beh scrivila tu. Così sono partita da un manifesto in dieci punti, che mi piace e sento tanto mio. Il decimo punto recita: scrivi con cura testi inclusivi, accessibili per tutti. Oggi questo sarebbe il primo punto, allora non mi ci volevo invischiare perché sapevo ancora poco del tema, ma ritenevo importante specificarlo. Nella lista metterei anche il libro che ha ispirato il mio, un libro che cito spesso: How to make sense of any mess di Abby Covert” ci ha raccontato Serena

Valentina ha aggiunto: “Se dovessi fare una lista dello UX writing sarebbe simile alla to-do list di un idraulico. Lo UX writer è come fosse lo stagnaro della comunicazione: arriva e sgorga lo scarico della conversazione, per cacciare fuori i grumi che hanno ostruito le tubature e far sì che il tutto scorra di nuovo fluido e senza intoppi”.


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