ex formation
Progettare relazioni Immaginare futuri

Ex-formation

Di cosa abbiamo parlato

Si narra che nel 1862 Victor Hugo abbia mandato una lettera al suo editore, ansioso di conoscere come stessero andando le vendite del suo lavoro più recente, “Les Miserables”. Nella lettera scrisse semplicemente un ? punto di domanda, alla quale l’editore rispose con un ! punto esclamativo a tutta pagina: il libro stava vendendo tantissimo.

Questo scambio epistolare non avrebbe avuto alcun senso se non sapessimo chi sono le due parti coinvolte e non fossimo in grado di intuire il loro contesto condiviso. Potremmo dire che nonostante il contenuto “in-formativo” dei messaggi fosse basso, quello “es-formativo” sia stato dirompente.

Ora, io non so se esista in italiano la parola “es-formazione”. Di sicuro non esisteva in inglese prima del 1998, prima cioè che Tor Nørretranders (The User Illusion) ne parlasse come di quelle informazioni trattenute, nascoste dal design.
Io non la avevo certamente mai sentita pronunciare prima di incontrarla nell’omonimo libro in cui Kenya Hara la incorona come principio potentissimo di design, “il metodo comunicativo del rendere le cose sconosciute”.

Che succede, però, se il mondo attorno a noi diventa in grado di estrarre e produrre “in-formazione” e di veicolarla ad una velocità che supera la nostra capacità di spogliarla dei significati predefiniti, dei pensieri altrui?
Che succese se sistemi predittivi lavorano per fornirci, sempre, al risposta “plausibile”, portandoci a poter dire di ogni cosa “lo so, lo so” ?Che succede se la conoscenza è privata del del suo ruolo di intermediaria di un processo di “pensiero”, di consapevolezza?
Che succede se l’IA e, prima di essa, la datificazione della realtà, suggeriscono – come hanno scritto Kate Crawford in Atlas of AI e anche Luciano Floridi più e più volte – l’illusione di aziende e agenzie militari di rendere le emozioni calcolabili e prevedibili?

L’esformazione è dove può succedere di imparare (Francis Laleman). I questa talk ci chiederemo se, nonostante da learning designer riconosciamo il valore dei “learning objectives”, non sia il caso di investigare sui “learning needs”.

 

MARCO DUSSIN

Combinando la passione per la sperimentazione e un tocco nerd da ingegnere, aiuta le persone e le loro organizzazioni a creare prodotti, servizi ed esperienze di valore intrecciando Lean, Agile e Design Thinking.

La curiosità lo porta spesso a esplorare nuovi territori legati al mondo dell’apprendimento, dove unendo neuroscienze, learning design e sperimentazione crea esperienze formative coinvolgenti e trasformative.

Nel 2020 ha fondato assieme a Ivano Masiero Kitto, con l’obiettivo di introdurre un approccio innovativo alla formazione e alla creazione di vere e proprie esperienze di apprendimento sensate e sensazionali.

E’ anche docente all’Università di Padova e autore di Agile Company, pubblicato da Egea nel 2019, un testo che esplora come applicare i principi dell’agilità allo sviluppo moderno di prodotti e servizi.

Scopri gli altri interventi