Un nuovo elemento del team medico: l’assistente vocale

Come gli assistenti vocali cambieranno il rapporto medico paziente.

Un nuovo elemento del team medico: l’assistente vocale

Come gli assistenti vocali cambieranno il rapporto medico paziente.

Autrice Chiara Salussolia*

Photo by Clay Banks on Unsplash

Siamo nella sala d’attesa del cardiologo.

È la prima volta che gli esami del sangue rilevano qualche valore non proprio in range e visto il periodo stressante il medico di base ci ha consigliato un approfondimento e consulto dallo specialista.

Proprio mentre siamo persi nei nostri pensieri, alternando un po’ di naturale ansia sull’esito della visita e qualche ipotesi su cosa ci dirà il medico, veniamo chiamati. È il nostro turno. Per fortuna, perché sono quasi le 18:30 e ci sono ancora due persone in attesa dopo.

Il medico ci accoglie, si presenta e inizia la prima parte della visita, con domande di anamnesi, ci chiede di raccontargli perché siamo lì, di mostrargli gli esami, la familiarità a malattie…

A ogni nuova domanda alza gli occhi, per poi riabbassarli e digitare velocemente sulla tastiera la nostra risposta e con l’occhio pronto alla successiva domanda; sta facendo infatti una serie di domande standard, utili per avere un quadro completo e lavorare in modo strutturato. E soprattutto tracciato in modo digitale.

Ma questo botta e risposta non lascia tempo a noi per aggiungere i dettagli: è vero che gli abbiamo detto che fumiamo, ma vorremmo anche dirgli che è un periodo in cui si lavora 10 ore al giorno con ritmi serrati; è vero che gli abbiamo fatto vedere che gli esami non sono tutti a posto, ma vorremmo anche raccontargli che abbiamo avuto un brutto litigio con una persona cara e che ci sono alcuni problemi con il mutuo.Non per avvantaggiarci del suo tempo sfogandoci su fatti personali, ma perché tutto questo è, secondo noi, rilevante per la nostra specifica situazione e per il nostro quadro clinico, e perché sì… vorremmo anche un po’ di empatia in questo “interrogatorio” iniziale.

Photo by National Cancer Institute on Unsplash

Arriviamo al momento della visita vera e propria, il medico si alza dalla sua postazione, ci fa accomodare sul lettino, ci fa sentire a nostro agio e inizia la visita. Risponde a ogni nostra domanda, ci chiede informazioni, il dialogo è aperto e ci sentiamo considerati, esattamente come dovrebbe essere richiesto dal termine stesso di visita medica.

Questa si conclude, possiamo sistemarci e mentre cerchiamo di infilarci un po’ò in equilibrio le scarpe o di abbottonare la camicia, il medico è già posizionato sulla sua scrivania a digitare il referto.

Ci sediamo davanti a lui, ripensiamo alla visita e avremmo alcune domande ancora da fargli ma aspettiamo, un po’ in imbarazzo non sapendo come occupare il tempo, che finisca di scrivere. 5, 10 minuti e abbiamo in mano il referto e le indicazioni da seguire. Quali farmaci prendere e quando eventualmente rivederlo.

Il tempo di descrivere questi elementi, che sono le 19:00 ed è già ora che entri il prossimo paziente.

Usciamo dallo studio, sappiamo cosa dobbiamo fare e abbiamo avuto risposte alle domande cliniche, ma rimane quell’amaro in bocca di non aver avuto tempo anche per le altre domande, e che purtroppo metà del tempo della visita sia stato passato a inserire informazioni sul pc.

Molti di noi sono familiari con questo racconto. Ma vediamo ora il punto di vista del medico.

La gestione della cartella clinica come elemento di burnout

La burocrazia da sbrigare è per lui un’attività impegnativa, in termini di tempo, necessaria principalmente per il sistema, ma anche per tutti noi. Se prima si usava carta e penna, il digitale viene ora a supporto con le cosiddette cartelle cliniche elettroniche.

Servono principalmente a due scopi:

  • Tenere traccia dei dati dei pazienti, per avere lo storico e non chiedere ogni volta quali terapie sono in corso e anche per analizzare grandi moli di dati e trarne informazioni cliniche.
  • Gestire la parte amministrativa. Questo cambia da un sistema sanitario a un altro. In Italia, per esempio, senza avere traccia di prestazioni e quanto fatto, le strutture del sistema sanitario pubblico non avrebbero mai il rimborso statale.

Si capisce bene come il secondo punto spinga il primo, e come questi sistemi siano spesso disegnati per semplificare il flusso amministrativo, ma non quello clinico.

Una survey racconta di come i medici trascorrano il 56% del loro tempo su incarichi burocratici e che il 70% di loro non trovi appropriati i sistemi usati

Inoltre, per i medici una delle maggiori cause di burnout è proprio il carico amministrativo.

Insomma, noi come pazienti usciamo dallo studio medico con l’amaro in bocca, i medici invece si trovano a fronteggiare giornate in cui la burocrazia sostituisce il tempo che vorrebbero dedicare alla loro vocazione e a ciò per cui hanno studiato: la pratica medica.

Vengono in aiuto gli assistenti vocali

Per fortuna le innovazioni toccano tutti i settori, e la soluzione più interessante in quest’ambito sono gli assistenti vocali, che si fanno carico di ascoltare le parole del medico e di trascriverle automaticamente nella scheda clinica online. Certo, magari un occhio umano finale sarà sempre necessario, ma immaginiamo quanto questo possa cambiare il quadro descritto in precedenza.

La “voce” come mezzo e canale di comunicazione sta acquisendo sempre più popolarità. Infatti, se i messaggi testuali sono stati trainanti negli anni precedenti, abbiamo iniziato ad apprezzare la voce con i messaggi vocali e ora stanno acquisendo sempre più successo i formati vocali come i podcast e addirittura i social solo vocali, come ClubHouse.Se la “voce” è in crescita come mezzo, gli assistenti vocali non possono che seguire lo stesso trend, seppur con una curva lenta di crescita; Statista, azienda specializzata in raccolta e analisi dei dati, ci dice che nel 2020 erano 4,2 miliardi gli assistenti vocali nel mondo e che nel 2024 raddoppieranno a 8,4.

Statista.com

Ma parliamo di esempi pratici attualmente presenti di assistenti vocali a supporto della pratica medica clinica. Come è facile immaginare questi strumenti non solo ascoltano e trascrivono, ma sono potenziati dall’Intelligenza Artificiale per supportare al meglio il medico.

Nuance è una delle aziende più famose in questo campo, che recentemente sta collaborando anche con Microsoft, e offre diverse soluzioni di assistenti virtuali per ottimizzare la relazione medico/paziente.

Orbita anche sta lavorando molto in questa direzione con il suo programma HCPs assistant.

Poi abbiamo Google che ha lanciato la sua cartella clinica elettronica Care Studio, di cui aspettiamo solo l’integrazione con Google Assistant!

Queste soluzioni restituiscono il valore e il tempo del rapporto medico paziente, che è sempre stato uno dei grandi elementi che fanno la differenza per una buona esperienza paziente. Inoltre sgravano il carico di lavoro del medico, supportandolo nella parte burocratica.

Soprattutto sono “hands free”, il medico può comunicare con questi assistenti vocali mentre sta eseguendo una procedura sterile, mentre ha guanti o sta usando strumenti.

Negli scorsi anni si parlava molto del team multidisciplinare, inteso come un gruppo di specialisti allineati che in modo sinergico potessero supportare il paziente. Bene, l’assistente vocale potrebbe essere un nuovo membro di questi team.

Ma gli assistenti vocali aiutano solo a compilare la scheda clinica?

Assolutamente no!

Un trend è quello dei “biomarker vocali”.

Semplicemente ascoltando la voce, il tono e il suo cambiamento nel tempo, gli assistenti vocali potrebbero predire alcune patologie.

Abbiamo già gli esempi di Alexa in grado di capire se una persona ha il raffreddore, e addirittura è in fase di test un assistente vocale che sappia predire il covid-19

E molte sono le patologie, come Parkinson e Alzheimer, in cui si verificano alterazioni della voce che potrebbero essere catturate dagli assistenti vocali.

La presenza di questi sistemi supporterebbe il medico nella diagnosi.

Andando oltre, il medico potrebbe direttamente fissare appuntamenti o esami chiedendo il supporto degli assistenti.

E ci sono anche le visite digitali

Siamo nel momento storico del covid-19 e non possiamo non parlare delle visite in telemedicina. Come si integrano gli assistenti vocali? Esattamente come nella realtà, vediamo nel video un bell’esempio di una visita in telemedicina di Babylon Health (con AWS) in cui l’assistente vocale registra la conversazione e l’Intelligenza Artificiale supporta la diagnosi.

Tutto risolto grazie agli assistenti vocali?

L’ultimo pezzo di questo puzzle è però legato all’educazione e al cambio di approccio.

Se è vero che gli assistenti vocali potranno migliorare la comunicazione medico/paziente, questo è vero solamente se il medico li saprà utilizzare nel modo corretto, prima di tutto imparando a conoscerli, informandosi, capendo quali potrebbero integrarsi meglio alla sua pratica clinica e testandoli…in definitiva, facendo la loro conoscenza.Dall’altro lato il paziente dovrà essere informato della loro presenza e dovrà sentirsi a suo agio ad avere questo nuovo elemento all’interno del team del medico.


*Chiara Salussolia è chimica farmaceutica di nascita, esperta di marketing farmaceutico e con una grande passione per l’innovazione in ambito health.
Chiara è su Medium, su LinkedIn e sul web.

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